SOLDIER BOY: “O MUORI DA EROE, O VIVI ABBASTANZA A LUNGO DA ESSERE UTILE A TUTTI E FEDELE A NESSUNO!”
MANIFESTO SULLA GUERRA, LA PROPAGANDA E LA MEMORIA RICICLATA DEL POTERE
I. NON STIAMO GUARDANDO UNA SERIE. STIAMO GUARDANDO LA STORIA CHE SI MASCHERA DA INTRATTENIMENTO.
The Boys non è satira, Non è intrattenimento, È una forma di esposizione, Un sistema narrativo che prende la storia politica del mondo reale e la ricompone in forma di mostro riconoscibile, digeribile, vendibile.
Oggi parliamo di un altro personaggio centrale di The Boys: Soldatino, o in originale Soldier Boy.
Il suo ingresso nella terza stagione avviene in Russia, dove viene trovato intrappolato in una camera che viene comunemente definita criogenica. Personalmente, questa lettura non mi ha mai convinto. Non ci sono tracce di brina sul vetro, né sul volto o sulla barba del personaggio. Al contrario, si nota una nebbiolina interna che fa pensare più a un ambiente saturo di gas che a una vera ibernazione.
La mia interpretazione è netta: non si tratta di criogenia, ma con ogni probabilità di un agente nervino, verosimilmente Novichok. E questo apre un problema narrativo evidente, perché nella logica della serie il Novichok è una delle poche sostanze in grado di neutralizzare Soldier Boy.
Eppure, qui si entra nel primo vero punto critico: se davvero quella camera fosse satura di un gas così letale, tutti i personaggi coinvolti, i boys e i soldati russi arrivati dopo l’allarme, avrebbero dovuto morire o comunque riportare conseguenze gravissime. Invece no. Nessuna coerenza biologica, nessuna conseguenza realistica.
Ancora più evidente è il momento della liberazione: Soldier Boy passa da uno stato di totale incoscienza a una piena operatività nel giro di pochi secondi. Non cammina: si rialza. Non si riprende: riparte. E poco dopo corre. Questa non è criogenia, è narrativa compressa.
L’incoerenza “funzionale” della sospensione
Il problema non è tanto il dettaglio tecnico, quanto la scelta narrativa. La serie sembra voler mantenere il mistero senza preoccuparsi della coerenza interna. E questo crea una zona grigia dove tutto è possibile e nulla è realmente spiegato.
Il risultato è che lo spettatore è costretto a “riempire i buchi” da solo, spesso con interpretazioni più solide della sceneggiatura stessa.
Soldier Boy: il patriota prima del patriota
Soldier Boy viene spesso definito “il patriota prima di Patriota”, ed è in effetti una figura estremamente potente: non vola e non ha raggi laser, ma possiede una forza sovrumana e una resistenza fuori dal comune, capace di sopportare proiettili e armi pesanti senza riportare danni significativi.
Inoltre, scopriamo che è praticamente immortale nel senso biologico del termine: non invecchia, o comunque lo fa in maniera estremamente rallentata rispetto a un essere umano normale.
Personalità frammentata e instabile
Dal punto di vista caratteriale, Soldier Boy è un personaggio complesso e sfuggente. Porta con sé una mentalità retrograda, maschilista e violenta, ma soprattutto una cosa: l’impossibilità di essere fissato in una definizione stabile.
Un momento è alleato, quello dopo è minaccia. Un momento è razionale, quello dopo è completamente ingestibile. È un personaggio che sembra vivere più di reazioni che di convinzioni.
Patriota e Soldier Boy: due archetipi geopolitici
L’America, la guerra e la memoria selettiva
Uno degli aspetti più interessanti – e spesso sottovalutati – del personaggio è la sua costruzione ideologica.
Durante la serie emerge anche un dettaglio fondamentale: Soldier Boy racconta di aver combattuto in Afghanistan e definisce gli afghani “fratelli”, sottolineando come in passato fossero alleati degli Stati Uniti contro la Russia.
Questo passaggio è importante perché non è solo un riferimento narrativo, ma una distorsione perfettamente coerente con la propaganda militare: il nemico di oggi è il fratello di ieri, e viceversa.
Ed è qui che la scrittura diventa interessante: Soldier Boy incarna perfettamente una schizofrenia geopolitica precisa. È un personaggio che ha vissuto abbastanza a lungo da essere stato utile a tutti e fedele a nessuno.
Ma questa frase non è solo una descrizione psicologica: è una chiave politica.
Patriota rappresenta chiaramente l’allegoria degli Stati Uniti d’America: potere assoluto, controllo mediatico, costruzione dell’immagine pubblica come verità.
Soldier Boy, invece, può essere letto come allegoria del potere avversario storico, in particolare l’Unione Sovietica o comunque un blocco antagonista.
E la serie lo costruisce in modo tutt’altro che casuale.
I riferimenti ai russi: Soldier Boy come “arma della Guerra Fredda”
Il legame con la Russia è esplicito in più livelli narrativi.
Soldier Boy viene catturato e rapito negli anni ’80 dai russi, in piena tensione da Guerra Fredda. Non è un dettaglio estetico: è il cuore simbolico del personaggio.
Un punto che spesso viene frainteso riguarda il modo in cui Soldier Boy attiva il suo potere distruttivo.
Nel corso della serie vediamo più situazioni distinte: inizialmente, appena uscito dalla camera di stasi, sembra sprigionare il raggio in modo istintivo, probabilmente legato a paura, rabbia o disorientamento. In almeno due occasioni successive, invece, il potere si attiva dopo che il personaggio entra in contatto con della musica russa trasmessa alla radio, accompagnata da veri e propri blackout.
Tuttavia, è importante chiarire un aspetto fondamentale: la serie non stabilisce mai in modo esplicito che Soldier Boy sia un soggetto controllato mentalmente, né che la musica russa rappresenti l’unico innesco del suo potere.
Al contrario, con il proseguire degli eventi (ad esempio con la Contessa Cremisi e durante l’Herogasm contro i gemelli TNT), sembra emergere una progressiva capacità di attivare il potere in maniera più consapevole.
Di conseguenza, l’interpretazione più corretta resta aperta: Soldier Boy potrebbe essere affetto da stress post-traumatico, da una forma di condizionamento, oppure da una combinazione delle due cose. La serie lascia volutamente questa ambiguità senza fornire una risposta definitiva.
Un dettaglio apparentemente secondario, ma narrativamente pesantissimo.
A questo si aggiunge un altro livello di ambiguità: Soldier Boy viene accusato esplicitamente di essere stato “programmato” o condizionato dai russi. Non semplicemente prigioniero, ma possibile collaborazionista, o addirittura arma inconsapevole nelle mani del nemico.
In altre parole: non solo vittima della Guerra Fredda, ma possibile prodotto della stessa.
Una narrazione della storia compressa in due personaggi
Se si guarda a questo livello di lettura, Patriota e Soldier Boy non sono semplicemente due supereroi.
Sono due blocchi storici.
Due potenze che si definiscono a vicenda attraverso alleanze, tradimenti e riscritture continue del concetto di “nemico”.
La loro relazione non è lineare, perché non lo è nemmeno la storia che rappresentano.
E quello che nella realtà richiede decenni di geopolitica, nella serie viene condensato in pochi episodi: alleato, nemico, strumento, minaccia, risorsa.
Ed è proprio questo che molti spettatori percepiscono come “incoerenza narrativa”, quando in realtà è una compressione estrema della storia reale.
Molti ritengono che il personaggio di soldatino sia stato reintrodotto nella quinta stagione di The Boys, al solo scopo di promuovere uno spin-off che uscirà nel 2027 dal titolo vaught rising, ma io ritengo questo vero solo in parte, sicuramente i continui riferimenti allo spin-off e al fatto che alcuni punti della sceneggiatura che sono rimasti estremamente oscuri nella quinta stagione di The Boys verranno chiariti solo quando potremo guardare lo spin off, ma io ritengo invece il personaggio di soldatino estremamente importante anche in questa stagione oltre per il fatto specificato in precedenza, come allegoria appunto della dicotomia fra stati uniti e resto del mondo, ma anche perché estremamente funzionale a chiarire alcuni alcuni aneddoti della vought ai suoi inizi.
Infatti scopriamo che soldatino insieme ad altri ad un altro piccolo gruppo di persone scelte fu sottoposto ai primi esperimenti riguardante il precursore del composto V attualmente usato, vale a dire il V1, e scopriamo che questo V1 era altamente instabile la maggior parte delle persone che veniva sottoposto a questa terapia moriva atrocemente, e solo pochissime persone sono sopravvissute dopodiché fu creato il composto fu “definitivo”, che potremmo anche chiamare il “v2”.
Ora devo ammettere che questa cosa mi era sfuggita, ma una volta che ho effettuato questa analisi l’ho trovata da una parte estremamente divertente, dall’altra molto interessante infatti sappiamo che i missili v2 erano i missili realizzati da Werner von brawn durante la seconda Guerra mondiale, e sappiamo che era uno scienziato nazista, che poi dopo la seconda Guerra mondiale fu portato in America durante l’operazione paperclip e diventò lo scienziato che secondo la narrazione ufficiale aiutò gli Stati Uniti a portare il primo uomo sulla luna. Questo risulta essere nuovamente estremamente interessante, in effetti anche il composto V1 e poi il V2 possono essere considerate delle armi di distruzione di massa esattamente come i missili v2 e anche V1, che vennero realizzati e utilizzati da von Braun ora, abbiamo già analizzato le innumerevoli allegorie che collegano la vought al nazismo, e questa ne è un’ulteriore prova, in effetti gli sceneggiatori da questo punto di vista assolutamente geniali, hanno ovunque disseminato questi piccole bricioline di pane, per dimostrarci come in generale gli Stati Uniti e le multinazionali non disdegnino utilizzare metodi nazisti se questi portano a un risultato.
Se questo non bastasse aggiungiamo un altro dettaglio: Il missile V2 (abbreviazione dal tedesco Vergeltungswaffe 2, in italiano “arma di rappresaglia 2”, nome datogli per motivi di propaganda; nome tecnico Aggregat 4, abbreviato in A4), mentre il gruppo di Supereroi di soldatino prima della cattura era “The Payback”, ovvero “i rappresaglia”, quindi abbiamo un missile creato da un nazista, e chiamato per propaganda Vergeltungswaffe 2, ovvero V2, e poi “I Rappresaglia” come team di super con in composto V2 nel sangue.
Qui la domanda nasce spontanea: genio degli sceneggiatori a creare tutti questi collegamenti, o semplici incredibili coincidenze?
Stormfront: teoria personale (assolutamente non canonica)
La mia teoria completamente folle: Stormfront e il ritorno “alla Darth Vader”
Qui mi concedo volutamente una deviazione totale dalla canonica.
Ho sempre trovato sospetta la gestione narrativa di Stormfront. Non tanto per ciò che viene mostrato, ma per ciò che non viene mai davvero mostrato. Un letto vuoto, una macchia di sangue, una morte raccontata più che dimostrata, ma io mi sono immaginato uno scenario in cui patriota non fosse figlio della provetta, ma fosse veramente figlio dell’amore, e cioè dell’amore tra soldier boy e stormfront quindi se soldier boy è il padre di patriota, stormfront diventerebbe la madre, quindi porterebbe il complesso edipico di patriota a livelli allucinanti,
E allora nasce la fantasia, completamente non canonica e dichiaratamente assurda: e se Stormfront non fosse davvero morta?
Ora immaginiamo uno scenario volutamente esagerato, quasi teatrale.
Una figura oscura riappare dopo anni. Non si vede il volto. Solo una presenza meccanica, ricostruita, quasi cybernetica. Un’armatura danneggiata, un corpo ricucito dalla tecnologia. Un ingresso in scena lento, pesante, volutamente “mitologico”.
Silenzio.
Patriota la osserva.
E la figura pronuncia:
“John… io sono tua madre.”
Silenzio totale.
Patriota rimane immobile per un secondo. Poi esplode:
“NOOOOOO!”
Taglio secco. Musica drammatica. Dissolvenza.
Una scena volutamente esagerata, quasi parodica, in stile Darth Vader e Luke Skywalker, che trasformerebbe The Boys in qualcosa di ancora più grottesco di quanto già non sia.
È una fantasia, certo. Ma ammettiamolo: in una serie come questa, non sarebbe nemmeno così fuori luogo.
LA CRISI DEI MISSILI DI CUBA COME MODELLO NARRATIVO
Un esempio storico perfetto per leggere questa dinamica è la Crisi dei missili di Cuba (1962, presidenza Kennedy).
Per pochi giorni il mondo si trovò a un passo dall’annientamento nucleare.
Due potenze – Stati Uniti e Unione Sovietica – non stavano semplicemente “litigando”: stavano giocando una partita in cui ogni errore di calcolo significava la fine della civiltà.
👉 Ed è qui che il parallelo con The Boys diventa evidente:
- Patriota e Soldier Boy non sono mai davvero “in guerra totale costante”
- Sono in uno stato continuo di equilibrio instabile
- Un equilibrio in cui ogni decisione può portare all’apocalisse o alla stabilità temporanea
La serie, in questo senso, non racconta solo supereroi.
Racconta la logica della deterrenza:
non ti distruggo perché tu potresti distruggere me prima.
Un altro elemento spesso criticato riguarda il rapporto tra Soldier Boy e Patriota, percepito da molti come incoerente o addirittura schizofrenico.
Nel corso della serie, Soldier Boy alterna atteggiamenti radicalmente diversi: in alcuni momenti sembra disprezzare profondamente Patriota, considerandolo un fallimento; in altri appare quasi disposto ad aiutarlo; subito dopo cambia nuovamente posizione, arrivando persino a imprigionarlo in una struttura progettata per contenere i super più potenti. A questo si aggiunge un ulteriore livello di ambiguità: tramite i poteri telepatici di Ashley emerge che, in fondo, Soldier Boy nutre anche una forma di ammirazione nei confronti del figlio. E infine, compie un gesto apparentemente contraddittorio, consegnandogli il composto V1, giustificandolo con la frase “è quello che avrebbe voluto Clara”.
A una lettura superficiale, questa continua oscillazione viene liquidata come incoerenza narrativa. È la spiegazione più semplice — e probabilmente la più comoda.
Tuttavia, esiste un’altra possibilità — e sottolineo che si tratta di una lettura personale, non di una verità assoluta: non siamo davanti a un errore di scrittura, ma a una rappresentazione estremamente compressa della realtà geopolitica degli ultimi cento anni.
Il rapporto tra Soldier Boy e Patriota può essere letto come un’allegoria brutale, quasi didascalica, di come funzionano davvero le relazioni tra potenze: alleanze che nascono, si consolidano, si spezzano, vengono ricostruite e poi nuovamente tradite nel giro di pochi anni. Ciò che nella storia reale richiede decenni, qui viene condensato in pochi dialoghi e in cambiamenti improvvisi di posizione.
Durante la Guerra Fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica hanno oscillato tra contrapposizione totale e momenti di distensione, arrivando, nella crisi dei missili di Cuba, a portare il mondo sull’orlo dell’annientamento nucleare. Una dinamica di tensione continua, mai realmente risolta, che trova un riflesso diretto nell’instabilità del rapporto tra Soldier Boy e Patriota.
Ma il punto diventa ancora più scomodo quando si guarda ai conflitti più recenti. In Afghanistan, gruppi armati sostenuti e definiti “fratelli” negli anni ’80, nel contesto della lotta contro l’influenza sovietica, sono stati successivamente ridefiniti come nemici. Lo stesso schema si ripete con l’Iraq: durante la guerra Iran-Iraq (1980–1988), gli Stati Uniti non furono formalmente alleati di Saddam Hussein, ma lo considerarono un attore utile per contenere l’Iran, arrivando a sostenerlo indirettamente. Poi, nel 1990, con l’invasione del Kuwait, quello stesso attore “utile” diventa improvvisamente il nemico da abbattere, portando alla Guerra del Golfo del 1991.
Non è incoerenza. È strategia.
Non è confusione. È adattamento.
E soprattutto: non è un errore isolato, ma un modello che si ripete.
In questo contesto, le “altalene emotive” di Soldier Boy smettono di essere un difetto e diventano qualcosa di molto più scomodo: una traduzione narrativa di dinamiche storiche reali. Gli sceneggiatori, antropomorfizzando questi processi, trasformano relazioni tra Stati in relazioni tra individui, rendendo visibile — e quasi grottesco — ciò che nella realtà viene normalizzato.
E qui emerge il punto più interessante, e forse più disturbante: ciò che nella serie viene percepito come assurdo o incoerente, è spesso perfettamente coerente con il funzionamento reale della politica internazionale.
Il problema, quindi, potrebbe non essere la scrittura.
Potrebbe essere lo sguardo di chi guarda.
⚑ IL MONDO SUL FILO DELLA LAMA
Questo schema si ripete nella storia reale:
- Guerra Fredda → equilibrio nucleare
- Crisi regionali → escalation controllata
- Alleanze temporanee → trasformazione dei nemici in partner
- E viceversa
👉 The Boys sintetizza tutto questo in forma narrativa compressa.
E Soldier Boy diventa uno dei vettori principali di questa idea:
un’arma che non appartiene mai davvero a nessuno, ma che tutti vorrebbero controllare.
⚑ LETTURA FINALE: NON INCOERENZA, MA STORIA COMPRESSA
Quello che molti spettatori percepiscono come confusione narrativa è in realtà una scelta precisa:
non raccontare la geopolitica,
ma simularne il funzionamento emotivo e caotico.
APPENDICE ANALITICA: GUERRE REALI E SOLDIER BOY COME ARCHETIPO STORICO
Vietnam: la prima crepa del mito
Se vogliamo estendere ulteriormente la lettura allegorica di Soldier Boy e del suo universo, il primo riferimento inevitabile è il Vietnam.
Il Vietnam non è solo una guerra: è il momento in cui l’America scopre che la propria narrazione eroica non coincide più con la realtà sul campo.
Soldier Boy, in questa chiave, diventa perfettamente sovrapponibile a quel modello:
- soldato celebrato come eroe nazionale
- trasformato in simbolo propagandistico
- poi rivelato come strumento sacrificabile
- infine rimosso o riscritto dalla memoria collettiva
👉 Esattamente come il Vietnam ha incrinato l’immagine dell’invincibilità americana, Soldier Boy rappresenta la versione “incapsulata” di quel mito:
un eroe costruito, smontato e riutilizzato a seconda della convenienza storica.
Afghanistan (2001): da alleato a terreno di dissoluzione
Il secondo parallelo è ancora più diretto e già parzialmente presente nella tua analisi: l’Afghanistan.
Ma qui il punto non è solo il riferimento interno alla serie (Soldier Boy che parla degli afghani come “fratelli”), bensì il doppio livello storico:
- negli anni ’80: mujaheddin sostenuti come alleati contro l’URSS
- dal 2001 in poi: trasformati in nemico assoluto nella “guerra al terrorismo”
👉 Questo ribaltamento è fondamentale per capire Soldier Boy.
Perché lui incarna proprio questa logica:
non esistono amici permanenti, solo interessi permanenti.
In Afghanistan questo principio diventa guerra reale.
In The Boys diventa identità narrativa.
E infatti Soldier Boy non “sceglie” mai davvero un lato: viene semplicemente riassegnato a nuovi contesti storici.
Iraq 2003: la guerra preventiva e la costruzione del nemico
Il terzo riferimento è la guerra in Iraq del 2003.
Qui entriamo in un livello ancora più vicino alla logica di The Boys:
- costruzione di un nemico sulla base di intelligence ambigua
- narrazione pubblica semplificata fino al manicheismo
- intervento militare giustificato come inevitabile
- conseguenze geopolitiche devastanti e prolungate
👉 Questo schema è praticamente identico alla logica dei “Supes” nella serie:
- minaccia costruita o amplificata
- necessità di controllo totale
- uso della forza come soluzione preventiva
- caos post-intervento
Soldier Boy, in questo senso, non è solo un super soldato:
è la rappresentazione di un potere militare che viene attivato, disattivato e reinterpretato a seconda della narrativa dominante.
LA GUERRA NON FINISCE, SI RINNARRA
A questo punto il discorso esce definitivamente dalla recensione e diventa lettura politica.
The Boys non sta semplicemente raccontando supereroi corrotti.
Sta mettendo in scena un principio molto più scomodo:
la storia non è un insieme di eventi, ma un processo continuo di editing narrativo.
Vietnam, Afghanistan e Iraq non sono episodi isolati.
Sono tre versioni dello stesso schema:
- costruzione del nemico
- necessità dell’intervento
- riscrittura del significato della guerra dopo che è finita
E Soldier Boy è perfettamente dentro questo meccanismo.
Non perché rappresenti un singolo paese o una singola ideologia.
Ma perché rappresenta la funzione stessa del potere quando attraversa il tempo:
essere sempre giustificabile a posteriori, anche quando contraddice se stesso.
Conclusione: il problema non è la serie, ma lo sguardo dello spettatore
Ed è qui che arriva il punto più controverso.
Queste allegorie non sono nascoste. Sono esposte. Sono quasi didascaliche.
Eppure vengono costantemente ignorate o ridotte a “incoerenze”, “forzature narrative”, “buchi di sceneggiatura”.
Soldier Boy non è un personaggio difficile da capire. È un personaggio difficile da accettare, perché costringe a leggere la storia dietro la fiction.
Conclusione: la storia come riscrittura permanente
The Boys non è semplicemente una satira dei supereroi. È una rappresentazione compressa della storia politica contemporanea, in cui i conflitti non si risolvono ma si trasformano continuamente.
Le allegorie non sono nascoste. Sono esposte, quasi dichiarative.
E tuttavia vengono spesso interpretate come incoerenze narrative o eccessi stilistici.
Il punto centrale, forse, non riguarda la serie in sé, ma il modo in cui viene letta.
Perché ciò che nella realtà appare come schema storico riconoscibile, nella finzione diventa improvvisamente ambiguità narrativa.
E Soldier Boy, in questo senso, non è un enigma.
È un archivio.
Un condensato di storia politica travestito da intrattenimento.
E forse la vera domanda non è se The Boys sia consapevole di ciò che racconta.
Ma quanto siamo disposti, come spettatori, ad accettare che lo stia facendo in modo fin troppo esplicito per essere ignorato.
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