titolo: Sister sage: occasione sprecata.
Oggi concludiamo la nostra analisi del personaggio di Sister Sage, una delle figure più interessanti – almeno potenzialmente – della serie TV The Boys. Il video sarà piuttosto breve, poiché il personaggio in questione, nell’ultimo episodio, ha purtroppo subito un’evidente involuzione. Gli sceneggiatori, invece di spingere su una narrazione originale, hanno deciso di farlo scivolare nel prevedibile cliché del “genio incapace di comprendere l’emozione umana e l’amore “. Una soluzione fin troppo scontata e, per certi versi, deludente. Questa scelta mi porta a pensare che Sister Sage sia stata una grande occasione persa. Come avevo già accennato nei video precedenti, il personaggio aveva tutte le carte in regola per affermarsi come uno dei villain più temibili non solo della serie TV The boys, ma forse anche del panorama delle serie televisive in generale. Questo grazie a un superpotere decisamente intrigante: non la forza bruta, ma l’astuzia, l’intelletto e la capacità di manipolare gli altri. Sono abilità che potenzialmente avrebbero potuto renderla un’avversaria formidabile e profondamente psicologica. E invece, non solo queste qualità non sono state esplorate fino in fondo, ma sono state progressivamente accantonate in favore di scelte narrative banali. La sua presunta super-intelligenza è stata ridotta a una serie di frasi preconfezionate come “l’avevo previsto” o “era tutto nei miei piani”. Più che rivelarsi come illuminazioni frutto della sua mente brillante, queste battute suonano vuote, quasi fossero la conseguenza di chi ha semplicemente letto il finale dello script anziché il risultato di un piano effettivo costruito magistralmente. Non è chiaro se questa svolta sia stata causata da compromessi dettati dalle esigenze produttive – magari per semplificare la trama o soddisfare richieste esterne, della casa produttrice Amazon, di lobby di potere, o scelte politiche– o se sia stato un semplice esempio di pigrizia narrativa. Qualunque sia la motivazione, il risultato lascia un sentore amaro. Un episodio particolarmente difficile da digerire è senz’altro quello in cui Sister Sage decide di perdere i propri poteri in modo tutt’altro che coerente con il suo profilo. Stiamo parlando di un personaggio presentato come freddo nichilista e calcolatore che, al culmine del suo arco narrativo, agisce inspiegabilmente come un individuo impulsivo e spericolato pronto al sacrificio per il bene degli altri. Provoca kimiko nel tentativo di farsi colpire dal suo “raggio letale” per verificare se sia in grado di sprigionarlo e se questo sia in grado di annullare i poteri. Un piano ricco di rischi inutili e assolutamente insensato per una mente che dovrebbe essere tanto brillante. Infatti, considerando i precedenti del raggio (ricordiamo i disastri causati da soldier boy), Sister Sage avrebbe dovuto supporre che ci fosse una possibilità molto concreta di venire completamente distrutta, visto che lei possedeva un intelletto formidabile ma il suo corpo era fragile come quello di qualsiasi umano. Una simile mossa non ha alcun senso per un personaggio tanto astuto ed egoista. Si tratta di uno snodo narrativo che mina l’intera costruzione del personaggio: se dobbiamo accettare questo comportamento, allora dobbiamo dedurre che Sister Sage non fosse mai stata davvero così intelligente come ci era stato mostrato inizialmente.
In definitiva, trovo questa caratterizzazione un’occasione sprecata. Sister Sage poteva diventare una figura centrale, un’intelligenza manipolatrice letale, capace di intrecciare intrighi tra la Vought e gli altri personaggi. Gli sceneggiatori avrebbero potuto approfondire il suo potenziale terrificante e utilizzarla non solo come antagonista finale e definitivo di questa stagione, ma anche come una minaccia persistente destinata a rimanere sullo sfondo delle vicende future. Immaginate un finale dove Sister Sage si allea con Ashley e si trasforma nell’ombra oscura dietro al potere corporativo. Magari sotto l’egida del ritorno di Stan Edgar come CEO della Vought. Avremmo potuto assistere a un quadro dove Edgar rappresentava la forza motrice del potere economico e delle grandi corporazioni, con Sister Sage a manipolare tutto dietro le quinte, mentre Ashley figurava come il volto pubblico di questo regime corrotto. Un simile sviluppo avrebbe creato il terreno perfetto per una terza stagione di GenV esplosiva: un conflitto senza esclusione di colpi tra i ragazzi di GenV uniti ai Boys superstiti, alle prese con un’accoppiata al potere – Sister Sage e Stan Edgar – creando le potenzialità per un capitolo conclusivo veramente fuori dagli schemi, dove il lieto fine non era affatto scontato.
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