I tipi di ideologia hacker

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Published on aprile 08, 2013 with Nessun commento

 I tipi di ideologia hacker
 
 L’ideologia della cultura Internet dell’open source (ciò in cui gli hacker dicono di credere) è un argomento di per sé già abbastanza complesso. Tutti i membri sono d’accordo sul fatto che l’open source (cioè software liberamente ridistribuibile e che può essere prontamente sviluppato e modificato per rispondere ad esigenze sempre diverse) è una cosa buona e meritevole di un significativo sforzo collettivo. Questo accordo definisce efficacemente l’appartenenza alla cultura. Tuttavia, le ragioni che gli individui e varie subculture adducono per questa credenza variano notevolmente. Una dimensione lungo la quale gli hacker si differenziano è il fanatismo: se lo sviluppo di software open source venga considerato semplicemente un mezzo valido per uno scopo (buoni strumenti, giocattoli divertenti ed un gioco interessante da giocare) o un fine a se stesso. Una persona con un alto grado di fanatismo potrebbe dire: “Il software free è la mia vita! Io esisto per creare begli, utili programmi e risorse di informazione, e poi regalarli”. Una persona moderatamente fanatica potrebbe dire: “L’open source è una cosa buona e sono disposto ad offrire molto tempo per contribuire a crearla”. Una persona con un basso grado di fanatismo potrebbe dire: “Sì, l’open source è ok, a volte. Ci gioco e rispetto la gente che lo produce”.
Un’altra dimensione di differenziazione è l’ostilità verso il software commerciale e/o verso le società percepite come dominanti nel mercato del software commerciale. Una persona molto anticommerciale potrebbe dire: “Il software commerciale è furto e avidità. Io scrivo software free per porre fine a questo male”. Una persona moderatamente anticommerciale potrebbe dire: “Il software commerciale in generale è ok perché i programmatori meritano di essere pagati, ma le società che prosperano con prodotti scadenti e approfittano delle loro grandi dimensioni sono cattive”. Una persona priva di spirito anticommerciale potrebbe dire: “Il software commerciale è ok, solo che io uso e/o scrivo software open source perché mi piace di più”.
Tutti e nove gli atteggiamenti dati dalle combinazioni di queste categorie sono rappresentati nella cultura open source. Il motivo per cui vale la pena di sottolineare le differenze è che essi implicano diverse opinioni sulle cose da fare, e comportamenti di adattamento e di cooperazione diversi. Storicamente, la parte più visibile e meglio organizzata della cultura hacker è stata sia molto fanatica, sia molto anticommerciale. La Free Software Foundation fondata da Richard M. Stallman ha sostenuto una gran parte dello sviluppo di software open source a partire dai primi Anni ’80, compresi strumenti come Emacs e GCC che sono tuttora fondamentali per il mondo dell’open source, e che sembra che rimarranno tali anche per il prossimo futuro.
Per molti anni la FSF è stato il più importante centro di sviluppo di software open source, producendo un gran numero di strumenti che sono ancora essenziali per la cultura hacker. La FSF è stata per lungo tempo anche l’unica sostenitrice dell’open source con una identità istituzionale visibile anche da osservatori esterni alla cultura hacker. Ha definito efficacemente il termine “free software” dandogli deliberatamente una valenza polemica (che la nuova etichetta “open source” evita altrettanto deliberatamente).
Perciò, le percezioni della cultura hacker sia all’interno che all’esterno tendevano ad identificarla con l’atteggiamento fanatico della FSF ed i suoi scopi, visti come anticommerciali (RMS nega di essere anticommerciale, ma il suo programma è stato interpretato così da moltissima gente, inclusi molti dei suoi partigiani più attivi). La spinta vigorosa ed esplicita della FSF a “distruggere l’avidità del software!” diventò la cosa più vicina ad una ideologia hacker, e RMS la cosa più vicina ad un leader della cultura hacker.
La licenza della FSF, la “General Public Licence” (GPL) esprime l’atteggiamento della FSF. E’ molto largamente adottata nel mondo dell’open source. Il Sunsite della North Carolina è il più grande ed il più popolare archivio di software nel mondo Linux. Nel luglio 1997 circa la metà dei pacchetti presenti in Sunsite che avevano licenze esplicite usava la GPL. Ma la FSF non è mai stata l’unico attore sulla scena. C’era sempre, nella cultura hacker, una corrente più tranquilla, meno polemica e più ben disposta verso il mercato. I pragmatici non erano tanto leali ad un’ideologia quanto ad un gruppo di tradizioni ingegneristiche fondate su vecchi lavori open source che avevano preceduto la FSF. Queste tradizioni includevano, soprattutto, le culture tecniche interconnesse di Unix e dell’Internet precommerciale.
Il tipico atteggiamento pragmatico è solo moderatamente anticommerciale, ed il suo problema principale con il mondo delle società commerciali non è “l’avidità” di per sé. Piuttosto è il perverso rifiuto di quel mondo di adottare degli approcci tecnicamente superiori incorporando Unix, standard “open” e software open source. Se il pr

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agmatico odia qualche cosa, è meno probabile che siano gli ” a v idi” in generale che l’attuale dominatore dell’establishment del software: prima l’IBM, ora la Microsoft.
Per i pragmatici, la GPL è importante come strumento piuttosto che come fine a se stesso. Il suo valore principale non sta nell’essere un’arma contro l’”avidità”, ma nell’essere uno strumento per incoraggiare la condivisione di software e la crescita di comunità di sviluppo basate sul modello “bazaar”. Il pragmatico apprezza l’avere buoni strumenti e giocattoli più di quanto disprezzi lo spirito commerciale, e può usare software commerciale di alta qualità senza sentirsi ideologicamente a disagio. Nello stesso tempo, la sua esperienza con il software open source gli ha insegnato degli standard di qualità tecnica che vengono raggiunti molto di rado dal software commerciale.
Per molti anni, il punto di vista pragmatico si è espresso nella cultura hacker soprattutto come una corrente che si rifiutava testardamente di confluire completamente nella GPL in particolare o nel programma della FSF in generale. Durante gli Anni ’80 ed i primi Anni ’90, questo atteggiamento tendeva ad essere associato ai fan dello Unix di Berkeley, agli utenti della licenza BSD ed ai primi sforzi di costruire degli Unix open source dal codice base della BSD. Questi sforzi, tuttavia, non riuscirono a costruire comunità di tipo bazaar di dimensioni rilevanti, e diventarono gravemente frammentati ed inefficaci.
Fu solo con l’esplosione di Linux dell’inizio del 1993 e del 1994 che il pragmatismo trovò una vera base di potere. Benché Linus Torvalds non si fosse mai proposto di contrastare RMS, egli offrì un nuovo esempio guardando con benevolenza alla crescita di un’industria commerciale di Linux, appoggiando pubblicamente l’uso di software commerciale di alta qualità per scopi particolari e deridendo bonariamente gli elementi più puristi e fanatici della cultura hacker. Un effetto collaterale della rapida crescita di Linux fu l’introduzione di un gran numero di nuovi hackers per i quali Linux era la lealtà primaria e il programma della FSF di mero interesse storico. Benché la nuova ondata di hackers di Linux potesse descrivere il sistema come “la scelta di una generazione GNU”, la maggior parte tendeva ad imitare più Torvalds che Stallman.
Erano i puristi anticommerciali che si trovavano sempre più in minoranza. Quanto le cose fossero cambiate non sarebbe apparso chiaramente fino all’annuncio di Netscape nel febbraio 1998 che avrebbe distribuito il codice sorgente di Navigator 5.0. Questo suscitò un maggiore interesse nel “free software” da parte del mondo commerciale. Il successivo appello alla cultura hacker a sfruttare questa opportunità senza precedenti e a ribattezzare il proprio prodotto da “free software” a “open source” fu raccolto con un tale livello di immediata approvazione che sorprese tutti coloro che vi furono coinvolti. La parte pragmatica della cultura hacker, rafforzandosi, stava essa stessa diventando policentrica, verso la metà degli Anni ’90. Altre comunità semi indipendenti con una propria consapevolezza di sé e propri leader carismatici cominciarono a crescere dal tronco della cultura Unix/Internet. Di queste, la più importante dopo Linux fu la cultura Perl sotto Larry Wall. Più piccole, ma sempre rilevanti, furono le tradizioni che si formavano intorno ai linguaggi Tcl di John Osterhout e Python di Guido Van Rossum. Tutte e tre queste comunità espressero la loro indipendenza ideologica creando proprie licenze, diverse dalla GPL.

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